Alessandro Farina, la Cassazione dà ragione alla famiglia ma il Ruggi non risarcisce

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La sentenza della Corte di Cassazione del 30 aprile 2026 ha rappresentato un successo nella lunga battaglia di giustizia della famiglia di Alessandro Farina. La delusione riguarda invece il comportamento dell’Azienda ospedaliera universitaria “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno: dopo il definitivo accertamento delle responsabilità, i tentativi di ottenere una transazione onorevole sono rimasti senza esito. I familiari sono ora costretti a tornare in tribunale e annunciano l’imminente notifica dell’atto di citazione all’Azienda per il risarcimento dei danni. Alla sofferenza per la perdita di Alessandro si aggiunge così la prospettiva di altri anni di contenzioso.Alessandro aveva tredici anni. Morì nel 2017 a causa di un diabete di tipo 1 diagnosticato tardivamente e di errori nelle cure successive. La Quarta Sezione penale della Cassazione ha confermato l’esito dei due precedenti giudizi di merito, rendendo definitivo l’accertamento delle responsabilità dei due sanitari imputati e della responsabilità civile dell’Azienda ospedaliera.Le motivazioni ricostruiscono le omissioni che hanno condotto alla morte del ragazzo: una diagnosi tempestiva avrebbe consentito di avviare una terapia adeguata e, se necessario, di trasferirlo in una struttura specializzata. La corretta applicazione delle linee guida avrebbe assicurato la reidratazione necessaria a contrastare il deterioramento delle sue condizioni. L’accertamento penale riguarda i due sanitari imputati; la pronuncia non attribuisce responsabilità penali agli altri medici che avevano avuto contatti con Alessandro prima del ricovero. Per la famiglia, la conclusione del processo penale avrebbe dovuto consentire almeno di evitare un’altra lunga e dolorosa battaglia nelle aule di giustizia. Invece, a quasi sei mesi dalla sentenza, anche la mediazione obbligatoria si è chiusa senza un accordo. Il ricorso al giudice civile è ora la conseguenza dell’insuccesso dei tentativi di definire il risarcimento in via stragiudiziale.

«Non c’è somma che possa restituirmi Alessandro e la vita di un figlio non ha prezzo. Il punto è capire se una famiglia che ha già attraversato anni di aule giudiziarie debba necessariamente affrontare un altro calvario».

La famiglia è assistita dall’avvocato Federico Conte, che ha curato la difesa lungo l’intero percorso penale, fino alla pronuncia della Cassazione, e la rappresenterà anche nel prossimo giudizio civile.

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